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Amianto in Calabria: il pericolo silente sopra di noi

di Nico De Luca – Se ne sente parlare periodicamente in qualche telegiornale o nei dati dei rapporti ufficiali. Ci accorgiamo della sua presenza guardando con distrazione i tetti di qualche casa vecchia o di capannoni, magari ancora utilizzati; oppure incrociando qualche lastra singola o accatastata nelle discariche abusive di campagna e persino in città

Ma solo in pochi, di solito parenti di ammalati e vittime, conoscono il grande pericolo che incombe sulle nostre teste e che penetra nei polmoni in forma di sottilissime polveri determinando nel tempo malattie fatali

Parliamo dell’amianto, minerale infido, di cui anche la Calabria è ricoperta. La nostra testata inizia un viaggio-inchiesta attraverso la Calabria dell’amianto: vi invitiamo a segnalare presenza, discariche o pericoli a redazione@calabria7.it specificando il luogo ed il comune, con foto e video. 

Amianto ed eternit: differenze

L’ amianto (nome scientifico Asbesto) è un insieme di minerali del gruppo degli inosilicati e del gruppo dei fillosilicati di consistenza fibrosa e cancerogena. Per diventare amianto i minerali di partenza devono subire particolari processi idrotermali di bassa pressione e bassa temperatura.

Fino agli anni ottanta è stato usato per la coibentazione di edifici, tetti, navi e treni; per fabbricare tegole, pavimenti, tubazioni, vernici, canne fumarie, e inoltre nelle tute dei vigili del fuoco, nelle auto (vernici, parti meccaniche, materiali d’attrito per freni e frizioni di veicoli, guarnizioni) e anche per la fabbricazione di corde, plastica e cartoni.

Inoltre la polvere di amianto è stata largamente utilizzata come coadiuvante nella filtrazione dei vini. Altro uso diffuso era come componente dei ripiani di fondo dei forni per la panificazione.

La produzione, la lavorazione e la vendita dell’amianto sono fuori legge in Italia dal 1992

Eternit è un marchio registrato di fibrocemento e il nome dell’azienda che lavora prodotti contenenti amianto, appartenente all’azienda belga Etex. I prodotti sviluppati dall’Eternit erano utilizzati in edilizia come materiale da copertura o come coibentazione di tubature.

Nel 1928 incomincia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti. Nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, usate spesso per tetti e capannoni. In Italia aprirono fabbriche a Bari, Napoli-Bagnoli, Priolo-Augusta, Casale Monferrato, Reggio Emiia, Cavagnolo-Torino e Pavia.

Nel 1985 chiude la fabbrica di Bagnoli, nel 1986 per fallimento Casale Monferrato. La commercializzazione di Eternit contenente cemento-amianto è cessata in Italia tra il 1992 e il 1994, ma prosegue in altri Paesi del mondo come Russia, Cina e Kazakistan.

Cosa fa il Ministero dell’Ambiente

La buona notizia arriva da Roma ed è del 19 aprile scorso. Il ministro Sergio Costa ha annunciato di “aver formato una commissione di lavoro per la riforma normativa sull’amianto, un problema che ci riguarda tutti nessuno escluso; e sono felice di annunciare che ha accettato di guidarla il presidente Raffaele Guariniello”.

Si tratta del procuratore di Torino che ha istruito e seguito il processo Eternit – continua il ministro – ma è anche molto di più: è l’uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla lotta contro l’amianto e contro i crimini ambientali.

Inizieremo subito: entro la fine di giugno la commissione produrrà i primi risultati – spiega Costa – Dobbiamo assolutamente procedere con la mappatura e le bonifiche: ci sono 32 milioni di tonnellate di amianto ancora in circolazione in Italia, e l’unico modo per interrompere la catena di vittime è eliminare l’esposizione”.

 

… e la Calabria?

E’ probabile che a cascata, dopo il presumibile diretto sollecito ministeriale, anche i singoli assessorati comincino a muoversi. Nel frattempo infatti le amministrazioni comunali calabresi sono come al solito molto ma molto ‘pigre’.

Come informa Arpacal (Centro Regionale Geologia e Amianto di Castrolibero)  il numero totale dei Comuni calabresi che hanno trasmesso le schede di autonotifica al C.R.G.A. è sconfortante.

Al censimento obbligatorio hanno aderito finora solo 45 comuni dell’intero territorio regionale che ne conta 404, praticamente il 10%.

A maggio 2018, mese di riferimento del report Arpacal, sono pervenuti, 21 comuni su 155 della provincia di Cosenza, 5 su 80 della provincia di Catanzaro, 7 su 27 della provincia di Crotone, 11 su 97 della provincia di Reggio e solo 1 su 50 della provincia di Vibo Valentia.

Perché l’assessorato all’Ambiente della Regione non esige questi dati? E perché soprattutto i comuni inadempienti non espletano questo obbligo di indagine e controllo della salute pubblica?

Nelle prossime puntate della nostra inchiesta Calabria7 farà il punto sulla situazione in provincia di Cosenza, in quella di Reggio, nel Catanzarese, a Crotone e nel Vibonese con interviste, dati, fotografie ed informazioni  cui potrete contribuire con casi e segnalazioni personali.

(1- CONTINUA)

redazione Calabria7

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